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“Ti crediamo”: il mondo del fumetto alternativo si schiera con la vittima dello stupro di Angoulême

Noi, membri del Syndicat des Éditeurs Alternatifs, abbiamo appreso con sgomento l’inchiesta di Lucie Servin e Élisabeth Fleury pubblicata su l’Humanité Magazine a proposito di 9e Art+, la società a cui l’associazione del Festival International de la Bande Dessinée di Angoulême ha delegato la sua organizzazione da 18 anni.

Leggi anche: Un’inchiesta giornalistica mette il festival di Angoulême sulla graticola

Gestione brutale, burn-out, opacità dei montaggi finanziari di 9e Art+, rappresaglie nei confronti dei giornalisti, confusione di interessi pubblici e privati: questi fatti, già denunciati dalla stampa, erano noti nell’ambiente professionale.

Un caso di nepotismo che ha coinvolto Franck Bondoux e sua figlia si è aggiunto recentemente a questo deplorevole inventario, mettendo in luce pratiche incompatibili con la diversità di creazione che il Festival si è impegnato a difendere. Questi fatti macchiano il bilancio di 9e Art+ mentre il rinnovo del suo contratto, nella primavera del 2025, sembra non essere in discussione per l’associazione del Festival.

Tuttavia, il fatto nuovo che rivela oggi l’inchiesta di Lucie Servin e Élisabeth Fleury è di tutt’altra natura e aggrava in modo insopportabile le disfunzioni ormai endemiche. Uno stupro sarebbe avvenuto nel 2024. Durante il Festival. L’addetta alla comunicazione di 9e Art+ sarebbe stata drogata a una festa organizzata dal Festival. E sarebbe stata violentata da un partner del Festival.

La parola della vittima non è stata ascoltata dalla direzione di 9e Art+, al contrario: la sua testimonianza è stata messa in dubbio ed è stata rapidamente licenziata. La società 9e Art+ non ha solo mancato sul piano umano; è venuta meno anche a tutti i suoi obblighi legali. E persiste oggi nel screditare la vittima in un comunicato lunare, ostinandosi nella sua cecità e brutalità.

Noi, membri del S.E.A, desideriamo esprimere la nostra totale solidarietà alla vittima e dirle una cosa molto semplice: “Ti crediamo”.

In queste circostanze, chiediamo all’associazione del Festival di Angoulême di prendere tutte le misure necessarie affinché questi crimini e aggressioni non possano più verificarsi nell’ambito dell’evento. Chiediamo all’associazione del Festival di fare della prevenzione delle violenze sessiste e sessuali una priorità, come già avviene in altri ambienti professionali.

Invitiamo l’associazione del Festival ad aprire gli occhi sulla responsabilità del suo fornitore di servizi, la società 9e Art+, e, in conclusione, a non rinnovare il contratto che li lega.

Un bando di gara pubblico dovrebbe consentire di vagliare altre proposte e, se del caso, di prendere in considerazione una nuova candidatura di 9e Art+ a condizione che si osservi una sua trasformazione interna, che vengano chiaramente esposti nuovi impegni e che siano fornite garanzie all’altezza delle sfide da entrambe le parti.

Chiediamo allo Stato e alle autorità pubbliche di prendere atto della situazione e di agire di conseguenza.

Il Festival deve la sua esistenza ai sussidi pubblici e sembrerebbe incomprensibile che questo sostegno non sia correlato a un’organizzazione trasparente, garante della diversità della creazione e rispettosa dell’interesse generale e delle persone.

Il Festival di Angoulême, che lo voglia o no, è ormai un bene comune che va a vantaggio del fumetto in tutte le sue componenti. Ci è caro. Non può essere confiscato senza condivisione da un numero esiguo di persone che si esimerebbero dal dover rendere conto alla collettività.

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